Un importante luogo di aggregazione sociale nel mondo contadino era la corte, il palcoscenico dove si rappresentava la commedia umana del pitoco (la persona povera nel mondo contadino). Dalla corte dipendeva la sua sopravvivenza, nella corte pulsava la vita con le sue passioni, le gioie, gli amori, i dolori, dalla corte veniva il sostentamento per le famiglie in essa germinava quel grande patrimonio della solidarietà e della condivisione, il quale mitigava la miseria e la fatica del vivere.
"Ma mi robava le fassine in stala
par darghe un fià de caldo a i più pitochi
racconta Gian Paolo Feriani, poeta dialettale veronese
e pur me nono, a sera
'l spartèa el vin grinto con la corte"
All'interno della corte, "l'agorà" dei contadini, era la stalla, qui uomini e donne, vecchi e bambini si trovavano a sera a far filò.
Le donne filavano la lana o rattoppavano gli indumenti, gli uomini riparavano gli attrezzi o preparavano i vimini per la potatura o i balsi (legacci per i covoni), i bambini incantati ascoltavano il contafole, con le sue storie di magia di animali di guerrieri.
Di tanto in tanto qualcuno intonava una canta tramandata dai nonni e dai bisnonni o addirittura da qualche antenato più remoto quando i pitochi vestivano di sacco e abitavano in misere capanne vicino ai monasteri o fuori dalle mura del castello del signore.
Ma il progresso e l'inseguimento del benessere del mondo moderno spensero il canto. Non si sentivano più per strada i garzoni cantare a squarciagola, non cantavano più le madri mentre accudivano la casa, nelle osterie dove i pitochi nel vino annegavano le loro miserie non risuonava più il canto sgangherato degli avvinazzati.

Grazie ad un gruppo di amici Adele Curti, Bruno Vendramin, Gino Boccolieri e Maria Carletto ritornò a vivere lo spirito del filò. Riuniti in un'osteria dopo il lavoro alienante in fabbrica, ritrovarono nel canto il sapore della giovinezza la gioia dello stare insieme. Quel gruppo di amici ha dato vita così al Coro delle Fontanelle prendendo il nome da un vecchio quartiere di San Bonifacio, comune della provincia di Verona) Era il millenovecento settantacinque. L'eco del loro canto fu raccolto da Dino Coltro appassionato storico della Cultura Contadina del Veronese ,dal ricercatore del canto di tradizione popolare Marcello Conati Maestro al Conservatorio di Parma e da Grazia De Marchi ricercatrice ed interprete delle cante contadine, i quali da allora del Coro delle Fontanelle divennero i mentori.
Costituitosi in Associazione Culturale nel 2002 il Coro delle Fontanelle si è esibito presso scuole elementari, superiori e università a supporto di alcuni percorsi didattici e ha portato i suoi concerti nelle piazze e nei teatri del Veneto per far rivivere attraverso il canto i valori della Civiltà Contadina. Il gruppo è costituito da trenta elementi fra uomini e donne ed è diretto da Paolo Rossin. Nel corso del 2009 è stato fatto oggetto di studio da parte della Professoressa Paola Barzan del dipartimento di Musica e Arti Visive dell'Università di Padova.

Nel duemilaotto affiancato al coro è sorto un gruppo di danze popolari così anche con la danza la nostra associazione fa memoria dei nostri usi e costumi e coinvolge con i suoni con la coreografia il pubblico in una piacevole e nello stesso tempo emozionante esperienza. Il gruppo danza è rappresentato da quindici persone, maschi e femmine ed è diretto dalla maestra Luigia Pignatti.